Venetia Victix

Cerca

Vai ai contenuti

Tattica ed addestramento

I Veneti > L'esercito venetico

I VENETI, LA SITULA DELLA CERTOSA E I MANIPOLI


L'origine dell'ordine manipolare: la tesi della situla della Certosa
dal sito www.warfare.it
autore Nicola Zotti




Questa che vedete è una situla, ovvero un'anfora di bronzo celebrativa realizzata a sbalzo e a cesello dalla cultura etrusco-veneta insediata a Bologna-Certosa, risalente alla metà del VI secolo a. C.
La particolarità storico-militare della situla della Certosa (di appena 31 cm. di altezza) è nella fascia alta dove è rappresentata una parata militare di truppe che, data la commistione di simboli etruschi e veneti presenti, è difficile collocare in modo univoco nell'una o nell'altra cultura, ma che viene considerata la prima prova di un proto-sistema manipolare che i romani assunsero proprio poco dopo la data della situla, ovvero in epoca repubblicana, con la riforma serviana.
A me questa affermazione non convince molto: in effetti credo che la situla tenti di raccontarci qualcosa di ancora più complesso e ancora tutto da scopirere. Guardiamo comunque assieme la scena e se vi viene qualcosa in mente scrivetemi.
I guerrieri che partecipano alla parata sono di 5 tipi marcatamente diversi: in testa vi è la cavalleria, seguita da un primo nucleo di guerrieri, un elemento decorativo (lo vedete al centro dell'immagine di sinistra della situla) separa un secondo gruppo di 3 tipi diversi di guerrieri.
La cavalleria è rapresentata da due cavalieri. Guida la parata ed è armata di un'ascia di tipo villanoviano, quella immanicata in un legno a forma di L rovesciata. Non è dotata di scudo ma ha un elmo a calotta e una corazza trapuntata.
Seguono 5 guerrieri di due tipi leggermente diversi alternati: tutti sono armati con una lancia di almeno 3 metri dotata di cuspide a foglia e un lungo calzuolo. In testa hanno un elmo a punta circondato da un disco decorato di borchie. Il secondo e il quarto guerriero della fila differiscono dagli altri perché sembra indossino un gonnellino.
Perché l'autore della situla ha rappresentato questa distinzione? Perché i guerrieri sono 5, a differenza degli altri 3 gruppi che vedremo in seguito, che sono di 4 guerrieri ciascuno? Non ho letto nessuna osservazione in merito: il che, data la mia ignoranza, non vuol dire affatto che non ci sia...
Da notare la posizione dello scudo oblungo che segue la linea dell'avambraccio: è sicuramente più lungo di un metro, ad occhio forse 140 centimetri, e quindi difficilmente poteva essere utilizzato perpendicolare al suolo perché avrebbe coperto il volto del guerriero. In battaglia doveva essere tenuto inclinato e la lancia probabilmente doveva essere utilizzata sopra la testa, perché nell'impiego sottomano si sarebbe ostacolata nello scudo.
Sotto Augusto nell'Illiria settentrionale gli Iapudi combattevano più o meno in questo modo, con lance particolarmente lunghe.
Un altro elemento strano è l'uccello che sembra guidare questo gruppo di guerrieri: è troppo inserito nel contesto dell'immagine per essere una semplice decorazione e non sembra neppure un dettaglio narrativo: d'istinto direi che è il simbolo dell'unità, forse il suo stesso nome, oppure l'indicazione di una forma di protezione divina.
Chiudono la processione 3 gruppi di 4 guerrieri ciascuno: i primi due sono armati di lancia oplitica lunga almeno un paio di metri, hanno lo stesso elmo a calotta crestata (direi il tipo di Negau) e differiscono soltanto per la forma dello scudo, quadrangolare con i bordi arrotondati i primi, tondo i secondi.
Deve trattarsi di sostanzialmente di opliti, come quelli che in Grecia, qualche anno dopo la data della situla, avrebbero affrontato i persiani: non sembrano esserci sostanziali differenze possibili tra gli uni e gli altri. E' anche difficile ipotizzare differenze di censo tra i primi e i secondi, a meno che gli scudi non nascondano l'eventuale presenza o l'assenza di un'armatura particolare.
L'ultimo gruppo di guerrieri porta un elmo conico, è senza scudo, è armato della stessa ascia villanoviana a forma di L rovesciata e indossa la stessa corazza trapuntata della cavalleria.
Benché sia chiaro che ciò che è descritto nella situla della Certosa sia una parata di truppe, non è evidente se si tratti di un corteo funebre o della celebrazione di qualche altra occasione, una vittoria, un rito religioso o altro.
E' plausibile che le truppe marcino in ordine di importanza o di prestigio sociale, come spesso avviene nelle parate, e l'armamento delle truppe sembra confermare questa ipotesi. Se si trattasse di un ordine di marcia come nel caso dell'ordine di battaglia di Arriano contro gli alani, potremmo aspettarci una sequenza di truppe diversa, con le truppe leggere che guidano la marcia, ma non sembra questo il caso. Va anche aggiunto che ordini di marcia sofisticati appartengono a culture militari molto successive e più evolute di quella di cui stiamo parlando.
Come poi va considerato che non si deve necessariamente ricavare dalla sequenza delle truppe in una parata, l'ordine che queste assumevano sul campo di battaglia: come nel caso dei romani che schieravano veliti, astati, principi e triarii in successione inversa rispetto al reddito e all'età.
Ciò che la situla della Certosa testimonia a me pare sia solo l'esistenza tra i veneti più vicini alla cultura etrusca di una qualche segmentazione sociale o etnica che si rispecchiava in una differenziazione nell'apparato militare.
Di più non credo proprio si possa dire.
Rimane spazio solo per le congetture: voi come avreste fatto combattere queste truppe? Ad esclusione dell'ultima tipologia, perché evidentemente si tratta di truppe ancillari, le altre sono truppe oplitiche. Direi "vere" truppe oplitiche, nel senso che non danno l'impressione di essere eroi "omerici", ma veri corpi organizzati uniformemente.
Quindi è molto difficile pensare che potessero combattere per linee successive, come in un vero e proprio ordine manipolare: che richiede un'arma da tiro come il pilum per essere praticato e un combattente capace di agire individualmente perché come arma primaria ha la spada. Gli opliti combattono affiancati e senza profondità di schieramento. Almeno in Grecia: se mi passate la generalizzazione. Difficile è anche immaginare potessero combattere in file di 13 guerrieri, 5 del primo tipo, 4 del seconfo e 4 del terzo: i cambi di formazione richiedevano unità di numero numero pari: 4, 8, 16, 32 o 6, 12, 24 guerrieri.
Tirando le somme, credo che la situla della Certosa sia da interpretare "politicamente": quella che vediamo è una sfilata di contingenti alleati. Il primo è in qualche modo il soggetto principale, i due successivi sono contingenti "amici" che portano il proprio omaggio, l'ultimo un contingente di basso rango, forse i servi del primo, la cavalleria che apre la sfilata un tributo all'aristocrazia locale.
Comunque c'è molto ancora da indagare, perché i punti oscuri sono troppi.

Visualizza a pieno schermoIndietroPlayAvanti

Per le rievocazioni storiche disponiamo, infatti, di un nostro esercito, composto da una trentina di elementi, tutti completamenti equipaggiati ed addestrati al movimento in assetto da battaglia: fanti leggeri, opliti, fanti pesanti ed arcieri.
I fanti pesanti sono equipaggiati con elmo di tipo Negau, chittone e spongia pectoris realizzati in cuoio ed ottone, scudo grande da murata, giavellotto corto, spada e schiniere.

Gli opliti, invece, hoplon ovale, chittone e spongia pectoris, Negau o elmo di tipo Dorico, due giavellotti, uno più lungo da scaglio ed uno più corto per il combattimento in linea, spada ed un solo schiniere. I fanti leggeri sono equipaggiati con chittone e spongia pectoris, giavellotti da scaglio, parmula ed elmo Dorico. Infine il reparto arcieri, o meglio delle arciere visto che è composto da sole donne, è dotato di tunica leggera, parmula, arco ed una sica per il combattimento corpo a corpo.


Menu di sezione:


Torna ai contenuti | Torna al menu