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Linguaggio e scrittura

I Veneti


VENETI O SLOVENITI ?


Si è sempre cercato di manipolare la storia per un motivo o per l'altro. I Romani quando furono abbastanza ricchi e potenti affidarono a Virgilio l'incarico di comporre l'Eneide al fine di nobilitare le loro origini. Il loro antenato sarebbe stato niente meno che Enea, figlio della dea Venere, rifugiatosi nel Lazio in fuga da Troia. Con l'occasione la nobilitazione venne estesa, sempre attraverso l'opera di Virgilio, anche ai Veneti, stretti alleati dei Romani, che sarebbero stati i discendenti di Antenore, altro Troiano fuggiasco, approdato nelle coste adriatiche cispadane, al quale si attribuì la fondazione di Padova. Peccato che Antenore, secondo la leggenda, fosse un comunissimo mortale e che avesse tradito i suoi per avere salva la vita!
I mezzi attualmente a disposizione degli archeologi e degli storici hanno tolto spazio alla fantasia e oggi sappiamo che i Veneti non solo non giunsero via mare nei territori nei quali ancora vi si trovano ma che è anche da escludersi il loro ingresso in Italia via terra dai confini orientali. Non erano ne troiani né tanto meno illirici. Per la verità si credette fino a cinquant'anni fa che fossero illirici e qualcuno lo sostiene ancora. Da oltre mezzo secolo si sa, invece, che Latini e Veneti provenivano dalla Turingia, regione dell'attuale Germania e che si trasferirono in Italia nel 1500 a.C. circa. I Veneti si fermarono prima e rimasero dove sono ancora oggi, i Latini continuarono fino al Lazio.
L'affinità linguistica e le comuni origini li resero alleati e benché questa alleanza giovasse di più ai Veneti, portati alle attività civili piuttosto che a quelle belliche, anche se i Romani ne trassero beneficio, soprattutto in occasione della discesa di Annibale e dell'assedio di Roma da parte dei Galli Senoni di Brenno. Come conseguenza di questa alleanza, il Veneto divenne una provincia romana gradualmente senza interventi bellici di sorta che si resero invece necessari nei confronti di quasi tutti Galli cispadani.
Del Venetico, la lingua dei progenitori degli attuali Veneti, ne sono rimaste circa 400 scritte e si conosce il significato di una sessantina di parole. Poco ma sufficiente per confermare che le due lingue erano indoeuropee del gruppo centum e che esisteva una grande affinità fra di loro. Infatti, per esempio, il pronome di prima persona singolare al nominativo "ego" coincideva in entrambe le lingue, all'accusativo diventava in venetico "mego" anziché "me". Nel tedesco, altra lingua indoeuropea del gruppo centum, i corrispondenti pronomi al nominativo e all'accusativo sono "ich" e "mich". La maggior parte delle scritte non è ancora stata decifrata. L'alfabeto etrusco modificato, utilizzato per la scrittura del venetico, è anche sillabico (la sillaba e non la lettera è l'elemento strutturale minimo) e il verso è talvolta da destra verso sinistra, talvolta da sinistra verso destra. Non deve essere per niente facile affrontare la lettura in una lingua che non si conosce, in cui gli spazi tra le parole non si distinguono con precisione e di cui non si sa se si deve leggere iniziando dalla sinistra o dalla destra!
Gli studiosi sloveni Jozko Savli, Matej Bor e Ivan Tomazi sostengono invece di aver risolto l'enigma. Il venetico altro non sarebbe che una lingua quasi identica allo sloveno moderno. Teniamo presente che gli Sloveni giunsero dall'Europa orientale nel 500 d.C. circa, dopo i Longobardi e seguendo pari pari la loro rotta, i Veneti invece giunsero dal centro Europa 2000 anni prima. Teniamo inoltre presente che lo sloveno è una lingua indoeuropea del gruppo satem e il venetico appartiene invece al gruppo centum. Nonostante ciò, essi, soprattutto Matej Bor, un poeta sloveno, sostengono di aver decifrato le scritte. Si deve dire al riguardo che lo sloveno, essendo una lingua consonantica e facendo quindi poco uso delle vocali, forse si è prestato meglio a dare una interpretazione apparentemente attendibile alle scritte venetiche, date le caratteristiche sillabiche dell'alfabeto etruscoide. Si tratta comunque di interpretazioni artefatte che tendono a convalidare una teoria completamente campata in aria. Se le scritte per gli studiosi sloveni rappresentano un grosso problema, per tutto il resto e, cioè, per quanto attiene al luogo di provenienza e allo scostamento temporale degli arrivi, circa duemila anni, questi si sono letteralmente arrampicati sugli specchi come di può verificare nella versione tedesca dell'opera del Bor che si trova in rete. Una versione italiana non esiste. Secondo il Bor quindi non si tratterebbe di Veneti bensì di Sloveneti ! L'eliminazione dello "slo" sarebbe dovuta all'assenza di questi suoni nella lingua latina.
"Osti Jarei" è una di queste libere interpretazioni di scritte venetiche eseguite da Matej Bor. Starebbe per "ostani jar" oppure "ostani mladic" che in solveno significa "rimani giovane". Digitando su Google "osti jarej" vi si trovano oltre 8.000 riscontri. Quasi tutti si riferiscono a un complesso musicale nazionalista sloveno il cui nome fa riferimento inequivocabilmente alla scritta venetica in questione. La tendenziosa teoria-barzelletta di Matej Bor finisce così per alimentare il nazionalismo sloveno !
Eccoci ritornati al punto di partenza: anche gli Sloveni sono interessati a manipolare la storia. La teoria non regge ma intanto si diffonde, soprattutto entro i confini della vicina repubblica. Le loro rivendicazioni territoriali non si estendono fino al Po ma si consolidano entro i limiti di sempre. Mi chiedo a quale scopo si diano tanto da fare. Pensavo che con il loro ingresso nell'Unione Europea di queste cose non si sarebbe più dovuto parlare. A quanto pare non è così !

Armando C. Tavano





LINGUA VENETICA
Da Wikipedia



La lingua venetica, da non confondersi con l'attuale lingua veneta, era l'idioma parlato dagli antichi Veneti, popolazione indoeuropeastanziata nell'Italia Nordorientale. Della lingua ci sono pervenute iscrizioni che vanno dal VI secolo a.C. alle soglie dell'età romana, nel II secolo a.C. Esempi isolati sembrano prolungarne l'uso nel culto fino al II secolo d.C.


Le Iscrizioni

Del Venetico restano numerosissime iscrizioni che provengono in primo luogo da Este, considerato il centro principale della civiltà, e poi da Padova, Vicenza e dalla valle del Piave, ma anche da Trieste e dalla Carinzia. L'ampia area di diffusione ha portato alla formazione di alcune varietà locali, come il venetico alpino, il venetico di Este e il venetico di Padova[1]. Le iscrizioni riguardano soprattutto oggetti votivi o steli funerarie.
Come già detto, il venetico sopravviveva ancora in età romana. Da ricordare, in questo senso, i reperti recentemente rinvenuti sul monte Calvario, ad Auronzo di Cadore: si tratta di oggetti e lamine con iscrizioni del II secolo che evidenziano una mescolanza di elementi latini e venetici.


L'Alfabeto


L'alfabeto usato dai Paleoveneti, di origine etrusca[senza fonte], fu introdotto nel periodo 550-450 a.C., con le inevitabili difficoltà insite nel mutuare un alfabeto usato per un altro sistema linguistico. Ad esempio, la lingua etrusca non possedeva le occlusive sonore (/b/, /d/ e /g/), e dunque gli originari segni greci ad esse corrispondenti erano ormai in disuso. I Paleoveneti, dunque, per quei suoni dovettero utilizzare rispettivamente i segni etruschi ?, z e ?, come si vede nell'esempio di testo riportato qui sotto.
L'alfabeto latino usato dai Romani cominciò invece ad affiancarsi a quello veneto attorno al 100 a.C. Molte lettere dell'alfabeto latino risultano allora identiche a quelle venetiche, appena arrotondate o semplicemente rovesciate. Il venetico infatti si scriveva in modo bustrofedico, cioè con righe scritte alternativamente in direzioni opposte: da sinistra a destra in una riga, da destra a sinistra nella successiva.Alcuni studiosi ipotizzano che l'alfabeto runico derivi da quello venetico.


La Lingua


Il venetico era una lingua di "tipo centum". Sulla sua relazione esatta con altre lingue indoeuropee si sta ancora indagando, ma la maggior parte degli studiosi concordano che il venetico fosse molto vicino alle lingue italiche.
Il venetico aveva circa sei o sette casi nominali e quattro coniugazioni (analogamente al latino). Sono note circa 60 parole, ma alcune sono prestiti dal latino o dall'etrusco. Molte vengono considerate di origine indoeuropea, p. es. fraterei < PIE *bhraterei = al fratello.



La "Puntuazione"

Una interessante caratteristica della scrittura venetica (presente sporadicamente anche in qualche testo etrusco) è la cosiddetta "puntuazione", vale a dire la messa in evidenza di alcune lettere contrassegnate da un punto prima e uno dopo (se ne vedono alcuni casi nell'esempio sopra riportato). Sostanzialmente, venivano "puntuate" le consonanti non seguite da vocali (per esempio, in zona.s.to, la s seguita immediatamente dalla consonante t) e le vocali non precedute da consonanti (per esempio, in .o.p, il suono o all'inizio di parola). Questa curiosa usanza è importante per la storia dell'alfabeto, in quanto fa vedere come l'alfabeto etrusco-venetico, proveniente (attraverso quello greco) da quello, semitico, del fenicio, fosse dai suoi utenti considerato ancora, al pari di quest'ultimo, più "sillabico" (abugida) che propriamente alfabetico, per cui ogni lettera veniva considerata in realtà una sillaba di forma CV (consonante + vocale), per la qual cosa i segni impiegati in modo diverso (col valore solo di V o di C) andavano considerati "particolari" e come tali da evidenziare.



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