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Il Duello - II parte

I Cigni del Sole > La Dottrina Segreta del Duello

LA DOTTRINA SEGRETA DEL DUELLO
Seconda parte


Orazio:
Aut virtus nomen inane est,
aut decus et pretium recte petit experiens vir.
(Epistolae, I, XVII, 41 - 42)

O il valore è parola priva di significato,
o l'uomo che lo persegue a ragione ne chiede decoro e ricompensa.

Per continuare a ruota seguendo la traccia impressa dallo scritto nel numero precedente, diremo: duello vero, presunto, metafisico o materiale.
Duello, quindi guerra come duello dove nella guerra ammesso, ma non concesso, si possa cogliere il significato trascendente di quei valori che consentono all'uomo la catarsi derivante dall'annullamento dell'Io inferno e lo spingano verso la rivelazione dell'Io superno ma, come in tutte le cose di questo mondo, all'apparire di una strada la natura dialettica te ne pone davanti ai piedi subito un'altra: entrambe sembrano portare alla meta prefissa, ma una è la maschera dell'altra.
Nella scelta che sembra essere sottoposta al nostro vaglio dato che "l'uno" diventa "due" e delle due o l'una o l'altra, si rivela l'inganno insito nella stessa scelta (la scelta, lungi dall'essere espressione di libertà, in realtà è un indicatore di una mancanza di informazione) non ci si permetta di scivolare ancora una volta nelle molteplici maschere del mondo dell'effimero perché, paradossalmente, la strada è la medesima, una e una soltanto.
Il cambiamento è illusione, "si può essere solo ciò che si è" la strada te ne rende chiara la sostanza non solo i contorni…
Ciò che chiamiamo transustanziazione è un rivelare la vera sostanza di chi affronta la prova relativamente al momento in cui la prova è affrontata.
Come ulteriore conferma di quello che sto dicendo si noti che nelle tradizioni antiche questi sentieri sono immaginati e "colorati" con forme animali che esprimono simbolicamente questa dualità cambiando qualità secondo chi si trovano ad affrontare;
ma non ci si inganni!
La strada non è vera e l'animale è solo simbolico, quello che in realtà si affronta siamo noi stessi attraverso quello che la nostra consapevolezza può dirci a proposito del nostro essere principio individuante.
La strada e gli eventuali animali simbolo sono lo specchio rivelatore del nostro essere…
Possiamo ingannarci su noi stessi e sul nostro grado di consapevolezza la strada, invece, non inganna mai.
La strada, alla fine, è un'onesta compagna.
Con la certezza di rendere il tutto ancora un po' più complicato aggiungerò che se il due in realtà è l'uno, il due è sicuramente anche il tre.
Il duello: l'uno che diventa due, il due che già plurimo trascina con sé il molteplice, anche se in alcune lingue sia antiche sia moderne il due, è un qualcosa di diverso sia dal singolare che dal plurale rendendo necessaria la forma grammaticale del duale.
Una cosa è certa: il due è un'"altra unità" che si riflette nell'uno come l'uno si riflette nel due trascinando con sé il tre, così, all'apparizione delle due strade, ne appare immediatamente una terza!
Colui che affronterà il percorso si troverà una triplice possibilità.
L'essere umano che arriverà dall'altra parte, avrà delle caratteristiche particolari segnate profondamente dall'esperienza vissuta nel percorrere la via, indicate chiaramente nelle tre tipologie umane descritte dagli antichi…L'inferno, il superno, il sublime.
Un universo tutto descritto tra l'infame e l'ineffabile.
Un universo tra tutto ciò di cui nulla si deve dire e ciò di cui nulla si può dire.



NEL FERRO LA VERITÀ


L'Io come lampada che illumini l'evento che, come impassibile spettatore, colga la profondità di ciò che attraverso l'evento può succedere.
La lotta, nel suo essere duello, ridesta l'uomo che riprende contatto con le forze profonde della vita da cui si era estraniato…
E sia chiaro che questa lontananza non appartiene solo all'uomo moderno, anche se, nella modernità, questa lontananza ha assunto valori patologici, ma si trova anche nell'uomo antico, ed è nel suo esserne diventato estraneo anche in tempi diventati oramai epocali si trova il senso di questo passo:

Zarathustra: "Io passo attraverso questo popolo e tengo aperti gli occhi: costoro son divenuti e diventano sempre più piccoli: e n'è cagione la loro dottrina della felicità e della virtù.
Essi sono modesti anche nella virtù - perché amano la loro comodità.
Ma con la comodità non può andar d'accordo
che una virtù modesta.
[...] Per loro la virtù è quella cosa che rende modesti e mansueti: perciò convertirono il lupo in cane, e l'uomo stesso nel più domestico degli animali,

questo ri-allineamento porta a rendere potente ciò che prima era solo potenziale, e perdonatemi quest'altro passaggio, in noxa ciò che prima era solo in nuce, ed ho usato "noxa" con cognizione di causa, perchè per alcuni, questo risveglio altro non porta che ad essere niente di più che un maschio od al massimo una "magnifica bestia da preda".
Questa è la via del guerriero lupo, di colui che in battaglia è invasato da quelle forze che lo rendono terribile e temibile…
Spietato esecutore figlio di una natura selvaggia, ma preda passiva a sua volta, di una furia che lo domina e lo esalta.
Forte in battaglia, ma debole con gli uomini nella vita degli uomini perché essendo mezza fiera è anche mezzo uomo.
Il guerriero lupo
o l'uomo inferno: colui che rinuncia, all'Io per tornare al "Noi", al branco, attraverso una discesi che si contrappone all'ascesi dell'uomo superno, di colui che spinge l'Io al super Io.
E' la via delle oscure forze della natura che travolgono certo, ma non innalzano.



A questa si contrappone la via degli dei.
La via dove le estreme condizioni relative, in definitiva le stesse che possono divenire infere, possono condurre ad un risultato diametralmente opposto, cioè alla eliminazione di ciò che è "umido" nell'uomo, a un liberarsi ascendendo dal vincolo dell'individuo che non è un ritorno al "Noi" come nel caso del guerriero lupo ma trasfigurazione attiva dell'Io in una sorta di super Io….
La parola d'ordine è volontà-azione, la volontà di gettarsi nell'impresa "volontariamente" attraverso la chiara intenzione di dominare il desiderio e spingere altrove il proprio spirito laddove solo può esistere dimora degna di colui che aneli all'immortalità, azione che agisce al di fuori della passione essendone il suo esatto contrario.
Purtroppo gli uomini si sono abituati a chiamare volontà il semplice desiderio, la velleità psicologica
e, aggiungo, spesso chiamiamo agire la semplice attività contemplativa.
Abbiamo così delineato un primo asse con due figure antitetiche anche se in qualche modo simili, la terza indicata la figura sublime, è equidistante dalle due ma prende forma su di un altro piano.
Il guerriero-lupo è soggiacente alla passione, è dominato dalle stesse forze che ha cercato di dominare, nel cammino compiuto il suo principio individuante ha subito lo scotto della discesa immergendosi nel mare della indifferenziazione, legandosi ad una sorta di anima di gruppo che gli donerà la forza del branco, ma pretenderà la rinuncia all'ascesi che caratterizza l'eroe.
L'Eroe-l'uomo superno, di contro, pur trovandosi agli antipodi della retta prima disegnata "è" ed esiste sullo stesso piano dell'uomo inferno perchè

E' pervenuto a conoscere ed a
onorare solo un'azione secolarizzata e materializzata, privata di
ogni punto di contatto trascendente - un'azione sconsacrata, che
fatalmente dovette degenerare in febbre e mania e risolversi nell'agire
per l'agire; oppure un fare, legato solo a effetti condizionati
dal tempo.

L'eroe combatte, ha la tensione ignea che spinge verso l'alto, ma il suo tendersi ha il limite imposto dall'essere collegato a concetti come gloria, senso dell'onore, voglia di luccichio che in qualche maniera gli ricordi la luce di Padre sole essendone, purtroppo, solo un riflesso.
L'azione così composta, seppur infarcita di buone intenzioni, degenera fatalmente in un agire sconsacrato e facilmente dilaga in smania, in un agire per agire, rimanendo così in un essere relativo e quindi condizionato dal tempo.
La figura grandiosa dell'eroe riporta comunque in sé il dramma della caduta, perché l'eroe, l'uomo superno, è comunque figura condizionata, esiste nel tempo e si muove nel tempo.
La sua immortalità è collegata al persistere della memoria degli uomini e quindi condizionata dalla storia stessa…
E' una figura sacra, è un sacerdote, ma non è il Dio cui il sacerdote consacra la sua vita; è l'Ercole in cammino, che non avendo esaurito le sue dodici fatiche non può sedere di diritto sul trono degli dei.

L'uomo inferno-guerriero lupo, l'uomo superno-eroe… manca il sublime, colui che conoscendo l'esistenza comprende che essa è divenire, e sa che la conoscenza del divenire porta alla conoscenza dell'esistenza…il divenire, proprio perché "diviene" porta con sé l'idea del cambiamento.
Conoscere il divenire è smascherare il cambiamento il quale o si subisce o si controlla.
Il controllo-dominio porta quindi alla conoscenza, al dominio della paura e all'annullamento della violenza.
La vittoria è la padronanza del divenire…
Di ciò che è sublime, ne parleremo sul prossimo numero.




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